Intervista a Rui Frati, direttore del Theatre de l’Opprime di Parigi.
bellARTE, 4 aprile 2011.
Intervista a Rui Frati, direttore del Theatre de l’Opprime di Parigi.
bellARTE, 4 aprile 2011.
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Perché, in Italia, il tasso di partecipazione femminile al mondo del lavoro è molto più basso che in altri paesi europei? e perché fanno anche meno figli?
Qual è il posto riservato alle donne in Italia? E quale agli uomini? E, soprattutto, ne siamo soddisfatti?
Da queste domande nasce Pari&dis-pari, spettacolo di teatro-forum, che vuole essere un’occasione per discuterne democraticamente, teatralmente e concretamente sulla scena
La serata sarà articolata in due momenti: prima gli spettatori assisteranno ad uno spettacolo e successivamente saranno invitati a esprimere sulla scena le proprie idee, prendendo il posto di un personaggio e confrontando la propria volontà di trasformazione con le reazioni degli altri personaggi. Ogni azione proposta, o non-azione, avrà inevitabilmente delle conseguenze e gli attori rimasti in scena reagiranno in base alle proposte fatte dallo spettatore, che sarà lui stesso attore per qualche minuto. Lo spettacolo diventerà, a questo punto, responsabilità di tutti, attori e spettatori insieme.
Pari&dis-pari. Uomini e donne d’Italia.
Uno spettacolo di Tedacà in coproduzione con Teatro Primo di Reggio Calabria e in collaborazione con il Théâtre de l’Opprimé di Parigi.
Progetto realizzato con il contributo di Regione Piemonte per il sostegno alla ProduzioneTeatrale in Piemonte in collaborazione con Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Sistema Teatro Torino e Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte e la collaborazione di Città di Torino – Settore Pari Opportunità.
Idea e regia
Irene Zagrebelsky
con
Valentina Aicardi
Elio D’Alessandro
Antonella Delli Gatti
Silvia Freda
Celeste Gugliandolo
Silvana Luppino
Simone Schinocca
Drammaturgia: Irene Zagrebelsky
Scenografia: Federica Beccaria
Costumi: Agostino Porchietto
Progetto grafico: Silvio Giordano
Distribuzione: Nido di ragno, Tedacà
Responsabile tecnico: Giuseppe Venuti
Si ringrazia per la collaborazione MIAO (Musica Internet Arte e Oltre)
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L’Italia è all’87esimo posto per quanto riguarda l’occupazione femminile, al 121esimo per la parità salariale, al 97esimo per la possibilità che hanno le donne di ricoprire incarichi al vertice.
Per come tratta le sue donne, la (democratica) Italia è al 74esimo posto nella classifica mondiale, dopo la Colombia, il Perù e il Vietnam. Solo il 45 % delle donne in Italia ha un’occupazione retribuita. Un primato, visto che è la percentuale più bassa d’Europa (solo per fare un confronto: l’80% delle norvegesi e il 72% delle britanniche lavora fuori casa).
Le donne italiane che lavorano guadagnano in media il 20 % in meno rispetto ai colleghi maschi e occupano solo il 7% dei ruoli dirigenziali (le donne scandinave sono al 33%). Le donne italiane passano in media 21 ore a settimana a sbrigare faccende domestiche, in Europa meno solo delle donne slovene e polacche.
Il 70% dei maschi italiani non ha mai usato i fornelli a gas, mentre il 95% non ha mai fatto il bucato.
Va da sé che gli uomini italiani hanno ottanta minuti di tempo libero in più rispetto alle donne, più di quanto avvenga in qualsiasi altro paese d’Europa.
Il giorno in cui l’Italia riuscirà a colmare questo divario fra uomo e donna, il suo PIL (Prodotto Interno Lordo) potrebbe aumentare del 13%.
Queste statistiche sono tratte dal Global Gender Gap Report, rapporto sul divario di genere nel mondo, pubblicato a ottobre dal World Economic Forum, e in Italia pubblicate su Internazionale (26 novembre – 2 dicembre 2010)
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Stiamo incontrando persone che si occupano di pari opportunità per lavoro o per passione. E stiamo soprattutto incontrando donne a cui chiediamo di raccontarci la loro storia: le loro difficoltà, i loro salti mortali per fare le mille cose che normalmente una donna riesce a fare dall’alba al tramonto, le loro aspirazioni.
Vogliamo festeggiare l’8 marzo, raccontando la quotidianità delle donne, la loro normalestra-ordinarietà.
Scrivici.
Vogliamo raccontare la tua stra-ordinarietà!
Vogliamo che l’8 marzo sia un giorno per raccontare tutti gli altri giorni delle donne!
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da MI PIACE LAVORARE di Francesca Comencini.
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Piccole inchieste sulla maternità nel mondo del lavoro in Italia.
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Qual è il posto riservato alle donne in Italia?
Siamo un gruppo di attori e attrici ed è da questa domanda che iniziamo per costruire uno spettacolo di teatro-forum che debutterà il 14 aprile alla Cavallerizza-Maneggio Reale di Torino, durante la manifestazione Biennale Democrazia.
Per farlo abbiamo bisogno di storie.
Storie di donne che lavorano e di donne che non lavorano.
Di donne che vorrebbero lavorare e che non riescono.
Di donne italiane e di donne che hanno lasciato il loro paese per venire a lavorare in Italia.
Di donne con figli e di donne senza figli.
Di mogli.
Di ragazze, le donne di domani.
Storie di uomini che lavorano.
Di datori di lavoro che scelgono di assumere donne o che invece preferiscono non farlo.
Di padri. Di mariti.
Di ragazzi, gli uomini di domani.
Partiamo da queste domande:
Donna e lavoro: qual è la tua esperienza?
Conciliazione di famiglia e lavoro:è possibile?
Le opportunità sul lavoro sono uguali per una donna e per un uomo?
Che donna o uomo vorresti essere?
Raccontaci la tua storia.
Se vuoi, condividila con tutti o se preferisci scrivici all’indirizzo storie.paridispari@gmail.com
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